Tre anni per arrivare a metà del mondo. Il personal computer ce ne ha messi quindici. Poi il report di Stanford gira pagina, e i numeri cambiano faccia.









Tre anni. Metà del mondo. Le nove pagine del paper con cui lo abbiamo raccontato su LinkedIn. Scorri per vedere tutte le 9 pagine.
La diffusione più veloce di sempre
Lo dice l’AI Index 2026 di Stanford, uscito ad aprile: l’AI generativa ha raggiunto il 53% della popolazione in età lavorativa in tre anni. Internet ci aveva messo circa sette anni, il PC quindici.
Chi investe di più non è chi usa di più
Gli Stati Uniti, che da soli hanno assorbito 344 dei 581 miliardi di dollari investiti in AI nel 2025, sono ventiquattresimi per uso quotidiano: 28,3%. Davanti a loro Singapore al 61% e gli Emirati al 64%.
Chi dichiara di averla adottata non è chi la usa
Le aziende dicono di usarla: 88%. Le persone dentro le aziende un po’ meno: in Nord America ed Europa l’uso regolare sta tra il 40% e il 48%.
Quattro studenti su cinque la usano per studiare, ma solo metà delle scuole ha una policy e il 6% dei docenti la definisce chiara.
I guadagni esistono, con una riga che nessuno mette nei titoli
I guadagni misurati
- 26% nello sviluppo software
- 50% nella produzione di contenuti marketing
- 14-15% nel customer support
Sui compiti che richiedono ragionamento profondo il guadagno si riduce, e le prime evidenze parlano di una penalità di apprendimento per chi si appoggia troppo.
E quella distanza non si chiude con un abbonamento in più.
In sintesi. Nella tua azienda l’AI risulta adottata perché qualcuno l’ha comprata o perché qualcuno ha cambiato il modo di lavorare?
Capire dove mettere l’AI prima di comprarla è il punto di partenza del nostro metodo.
Questo articolo nasce da un post pubblicato su LinkedIn.





