Google ha iniziato a pagare i siti i cui contenuti finiscono dentro le sue risposte AI. La notizia non è che paga. È cosa considera valore.




Google paga i siti che nutrono l’AI Le quattro schede con cui lo abbiamo raccontato su LinkedIn. Scorri per vedere tutte le 4 pagine.
Il programma
Sono usciti gli screenshot di un programma su invito dentro Search Console che si chiama AI contribution pilot. Il sito accumula compensi quando il suo contenuto contribuisce in modo significativo alla generazione di una risposta nell’app Gemini, negli AI Overviews e in AI Mode.
Google conferma: è un pilota in fase iniziale per capire come premiare i contenuti di qualità.
Il confine che cambia tutto
Si viene pagati solo per la fase di generazione, cioè quando il contenuto concorre a formare la risposta. Se serve a confermare un fatto, oppure viene linkato dopo che la risposta esiste già, non conta.
I limiti, altrettanto evidenti
Cosa ancora non torna
- Nessuna formula pubblica: i partecipanti vedono un importo mensile e basta, uno di loro l’ha definita una scatola nera
- Gli importi iniziali vengono descritti come spiccioli rispetto alla pubblicità
- L’interesse è più alto tra editori piccoli e medi che tra le grandi testate
Riguarda anche chi editore non è
Un’azienda che pubblica guide, schede tecniche, pagine di supporto sta già alimentando risposte che non generano nessun clic verso il suo sito. Cambia il modo di misurare il ritorno di quello che si scrive.
In sintesi. Sapete quante volte i vostri contenuti finiscono dentro una risposta AI senza che nessuno arrivi sul vostro sito?
Capire come gli strumenti AI leggono e usano quello che un’azienda produce è uno dei temi della nostra guida ai laboratori.
Questo articolo nasce da un post pubblicato su LinkedIn.





