La prima conversazione
L’interfaccia si impara in due minuti. Quello che fa la differenza è come si scrive il primo messaggio, e cosa si fa quando la prima risposta non è quella che serviva.
Alla fine di questo capitolo
- Sapete muovervi nell'interfaccia e dove stanno chat, Progetti e Artifacts
- Scrivete una richiesta con contesto, compito e regole invece che una domanda secca
- Sapete caricare documenti e immagini per dare a Claude qualcosa su cui lavorare
- Correggete il tiro invece di ricominciare da capo quando la risposta non va
Parlategli come a un collega
Non serve un linguaggio speciale, non ci sono parole magiche e non conviene scrivere per parole chiave. Il modo che funziona meglio è quello che usereste con una persona competente appena arrivata in azienda: naturale, diretto, con le informazioni che le servono per capire cosa volete.
Quella persona, però, non sa niente di voi. Non sa che ruolo avete, per chi state scrivendo, quali vincoli avete, com'è andata l'ultima volta. Tutto quello che nella vostra testa è ovvio, per Claude non esiste finché non glielo dite.
Le tre parti di una richiesta che funziona
C'è uno schema che regge quasi sempre, e vale la pena impararlo una volta sola: prima si prepara il terreno, poi si dice cosa fare, poi si dice come.
Contesto, compito, regole
Nessuna delle tre parti è obbligatoria, ma ogni volta che ne salta una la risposta si allontana un po' da quello che vi serviva. La prima è quella che quasi tutti dimenticano.
Contesto: chi siete e cosa state facendo
Il vostro ruolo, chi leggerà il risultato, che cosa è in gioco. Due righe bastano, e cambiano tutto: la stessa richiesta fatta da un responsabile di sala e da un direttore finanziario non vuole la stessa risposta.
Compito: che cosa deve fare, con un verbo
Analizzare, riscrivere, confrontare, riassumere, trovare gli errori. Un verbo chiaro e i dettagli che contano. È la parte che di solito viene meglio, perché è quella a cui si pensa per prima.
Regole: come lo deve fare
Lunghezza, tono, formato, cosa evitare, e se avete un esempio di come deve venire, allegatelo. Un esempio vale più di tre righe di descrizione.
Lo stesso lavoro, chiesto in due modi
Guardate la differenza. Non è una questione di lunghezza: la seconda dice a Claude cose che nella prima poteva solo indovinare.
Scrivi una mail ai fornitori per il ritardo.
Contro:
Sono il responsabile acquisti di un gruppo di ristoranti. Devo scrivere a un fornitore storico che ha consegnato in ritardo tre volte in un mese, e non voglio perderlo.
Scrivi una mail che dica il problema con i numeri, chieda un impegno preciso sui tempi, e lasci aperto il rapporto.
Massimo quindici righe, tono fermo ma non ostile, niente formule di circostanza.
Dare a Claude qualcosa su cui lavorare
Si possono caricare file direttamente nella conversazione, e da quel momento Claude ci lavora sopra. Legge PDF, DOCX, CSV, TXT e le immagini comuni come PNG e JPEG, e nei documenti guarda anche grafici e diagrammi, non solo il testo.
Un documento
Caricatelo e chiedete cosa cambia per voi, non un riassunto generico. La domanda specifica vale più del documento.
Un foglio di calcolo
Chiedete di trovare l'andamento, le anomalie, le righe che non tornano. Sui numeri controllate sempre.
Una fotografia
Uno scaffale, una schermata, una lavagna a fine riunione. Claude legge anche quello che c'è scritto dentro.
Quando la prima risposta non va
È la norma, non un problema. La conversazione serve proprio a questo: si dice cosa non funziona e si riparte da lì, senza rispiegare tutto da capo.
Il giro delle correzioni
Chi ottiene i risultati migliori non scrive richieste perfette al primo colpo: fa due o tre passaggi di aggiustamento, e ci mette meno di chi riscrive tutto ogni volta.
Chiedete di più
Puoi approfondire il secondo punto. È utile, ma più corto. Fammi vedere anche il caso opposto.
Dite cosa non va
Il tono è troppo formale, rendilo più diretto. Questa parte va bene, quest'altra riscrivila.
Riportatelo in carreggiata
Stavo chiedendo di questo, non di quello. Se ha preso proprio la strada sbagliata, meglio una chat nuova.
Il tasto che quasi nessuno usa
Accanto a ogni vostro messaggio c'è l'icona di una matita: serve a modificare quello che avete scritto e rimandarlo. È diverso dall'aggiungere un messaggio nuovo, perché riparte da lì pulito invece di accumulare correzioni sopra correzioni.
Quale modello, e quando conviene farlo ragionare
Sotto il campo di scrittura c'è il nome del modello in uso e si può cambiare. Sonnet è la scelta normale e regge quasi tutto. Opus è il più capace, e si prende per le analisi complicate, quelle con molti passaggi. Cambiare modello apre una conversazione nuova.
C'è poi il pensiero esteso: Claude ragiona prima di rispondere, e si vede. Su una domanda semplice fa solo perdere tempo. Su un problema con dei vincoli, dei dati da incrociare o delle alternative da pesare, cambia la qualità della risposta.
Due cose che lavorano per voi
Memory tiene da parte il contesto che torna sempre: che ruolo avete, come vi piace lavorare, decisioni già prese. Così non ricominciate ogni volta dalla presentazione. Si guarda, si corregge e si cancella dalle Impostazioni, e vale su tutti i dispositivi.
Le Skills sono istruzioni scritte una volta che Claude applica da solo quando c'entrano: come si scrive un preventivo da voi, che formato ha un report interno, quali controlli fate sempre. Ci arriviamo nel capitolo dedicato.
Le preferenze che valgono sempre
In Impostazioni, Generali c'è il campo delle preferenze personali. Quello che scrivete lì vale per ogni conversazione: è il posto giusto per cose come non usare superlativi, rispondere prima e spiegare dopo, scrivere in italiano.
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Leggere una guida e cambiare il modo in cui si lavora sono due cose diverse. Negli Ethos Lab AI si parte dai vostri processi e si finisce con qualcosa che funziona il lunedì dopo.