Questo è soltanto l’inizio. Ne vedremo delle belle, e ne vedremo delle veramente brutte. A San Francisco un umanoide di un metro e ottanta è entrato in una gabbia contro un uomo, e chi era lì racconta di aver avuto paura davvero.
L’incontro organizzato da REK a San Francisco: il robot è guidato da un pilota con un visore.
Cosa è successo, venerdì sera
REK ha messo in gabbia un uomo e un umanoide soprannominato Terminator. Lui è Frankie LaPenna, creator. Il robot tira calci, lo schiaccia contro la rete, e il pubblico è sugli spalti.
Il dettaglio che conta, prima di gridare alla rivolta delle macchine
Quel robot non decide niente. Lo guida un pilota umano con un visore VR, e ogni colpo parte da una persona. Oggi è teleoperazione, non intelligenza.
Ed è proprio questo che tiene insieme le due parole, belle e brutte, nella stessa frase.
Le belle
Corpi meccanici che reggono impatti, si rialzano ed eseguono movimenti complessi in tempo reale. È la stessa base tecnologica che domani porterà un robot a sollevare un paziente o a entrare dove per un uomo è troppo pericoloso.
Le brutte
Abbiamo appena trasformato la forza di una macchina contro un essere umano in intrattenimento, con il pubblico sugli spalti. E il giorno in cui al posto del pilota ci sarà un modello, la domanda non sarà più tecnica.
La stessa domanda, senza la gabbia
Ogni volta che una macchina passa dalla teleoperazione all’autonomia, il momento per decidere dove si ferma è prima, quando il joystick è ancora in mano a qualcuno. Dopo, la risposta la dà il modello.
In sintesi. Oggi è un pilota con un visore, e la paura del pubblico era vera lo stesso. Il giorno in cui il pilota sarà un modello, chi decide dove si ferma il colpo?
Questo articolo nasce da un post pubblicato su LinkedIn.





